Senato, arriva un Ddl sulle competizioni videoludiche

È fissato per le 12:00 di mercoledì 3 aprile il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti che vogliono offrire nuove misure e maggiore tutela

CREDITI: Dreamstime

Passata la Pasqua, si torna ai primi appuntamenti politici che, questa volta, riguardano anche il mondo videoludico. Si tratta, ovvero, del disegno di legge sulla Regolamentazione delle competizioni videoludiche. Dopo che la scorsa settimane si sono espresse in sede consultiva le varie commissioni ritenute competenti sul tema, la commissione Cultura del Senato, in data mercoledì 3 aprile, proporrà il disegno che promette di regolare il fenomeno delle competizioni di videogiochi. Sono misure che vogliono offrire regolamentazione e tutela, in particolare per quanto riguarda la partecipazione dei minori alle competizioni. Il provvedimento, che ha già ottenuto l'ok dalla commissione Affari sociali del Senato, vuole in generale garantire adeguate tutele agli attori che operano in questo settore, tra cui editori di contenuti, organizzatori di tornei, giocatori e spettatori, a fronte dell’assenza, in Italia, di una disciplina giuridica in materia.

Un passo indietro: la differenza tra cabinati arcade e LAN 

Prima di entrare nello specifico della regolamentazione delle competizioni videoludiche, è importante chiarire che l’evoluzione del settore, com’è facile immaginare, ha reso obsoleta l’applicazione delle regole previste dall’articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. Questa normativa, infatti, è sorta per regolamentare l’attività delle apparecchiature fisiche che danno la possibilità di giocare a seguito dell’inserimento di denaro reale o convertito in gettoni. Questi appositi “mobili” dedicati ai videogiochi, prendono il nome di cabinati arcade. Si tratta di macchine con giochi precaricati, non disponibili sul mercato ma destinati unicamente allo spazio della sala giochi. La difficoltà di gioco e l’abilità del giocatore (che influenzano il costo dell’esperienza di gioco), sono in questo caso calibrati per massimizzare la spesa dell’utente fisico.

 

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Questo chiarimento è fondamentale perché le "apparecchiature" a cui ci si riferisce quando si compete sono generiche e permettono di giocare a videogame altrettanto generici. Questo implica che il versamento di denaro non è direttamente collegato alla partite in sé per sé, ma alla possibilità di godere del gioco per il tempo desiderato, come per gli altri settori (vedi gli spettacoli cinematografici, per esempio). I sopracitati cabinati arcade delle sale giochi e i videogame, dunque, sono due cose distinte.

 

Le macchine con i giochi precaricati, tipiche delle sale giochi, non sono presenti nelle sale LAN (local area network). In questo caos, sono presenti hardware come console e PC che non sono tarati per massimizzare la spesa del cliente, non erogano vincite e non necessitano di denaro per l’avvio. Il loro utilizzo, ovvero, non dipende da pagamenti. Pertanto, la difficoltà del gioco e le abilità del giocatore, differentemente dal caso precedente, non influenzano il costo dell’esperienza di gioco.

Il nuovo disegno di legge: in che cosa consiste

Premesso quanto spiegato nel paragrafo precedente, possiamo entrare nel merito del nuovo disegno di legge. L’innovazione tecnologica, come sappiamo, si evolve continuamente e velocemente. Pertanto, anche la nuova proposta si vuole adattare a tale rapidità, puntando a monitorare con costanza le attività videoludiche, così da verificarne le criticità e promuovendo eventuali iniziative correttive o migliorative. Il disegno di legge, ovvero, disciplina le competizioni videoludiche, nel rispetto dei principi di libertà economica, di tutela dei consumatori e di protezione dei minori, e ha come oggetto la creazione di condizioni di parità per gli operatori italiani nel mercato nazionale, europeo e globale. 

 

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Il testo, com’è facile immaginare, promette anche di regolare, all’articolo 10, la disciplina del gioco d’azzardo, i visti all’articolo 11 e le sanzioni all’articolo 12. La commissione, ovvero, ha preso atto che, ai sensi dell’articolo 11 del disegno di legge, è previsto che le competizioni videoludiche siano comprese tra gli eventi culturali e sportivi per i quali è possibile ottenere un visto temporaneo per l’ingresso in Italia e nell’area Schengen allo scopo di partecipare a eventi sportivi o culturali, per un soggiorno della durata massima di novanta giorni ogni centottanta giorni. Appurato che il provvedimento non evidenzia profili d’incompatibilità con l’ordinamento dell’Unione europea, per la commissione esprime, il Ddl 

"Risponde alle evoluzioni dell’innovazione tecnologica e della sempre più ampia connettività alla rete internet, che hanno determinato negli ultimi decenni una larghissima diffusione dei videogiochi, non più limitati ad un uso individuale, ma fruiti mediante l’organizzazione di competizioni anche di livello nazionale e talvolta internazionale".

 

Fondamentalmente, dunque, il Ddl rileva la necessità di garantire adeguate tutele agli attori che operano in questo settore a fronte dell’assenza, in Italia, di una disciplina giuridica in materia. Come proposto dal relatore Marco Scurria (FdI), infatti, la commissione valuta la necessità di garantire adeguate tutele agli tutti attori che operano in questo settore, tra cui organizzatori di tornei, editori di contenuti, giocatori e spettatori, a fronte dell’assenza, in Italia, di una disciplina giuridica in materia. 

 

Viene trattato positivamente anche l’articolo 4, che punta a salvaguardare i minori vietando la partecipazione alle competizioni videoludiche a chi riporta un'età inferiore a 12 anni e prevedendo che i minori di 14 anni possano partecipare soltanto a competizioni che non prevedano premi in denaro o altre utilità e comunque previa autorizzazione dei genitori o di chi eserciti la potestà genitoriale, della quale, in conformità al regolamento (UE) 2016/679, l’organizzatore di una competizione videoludica è tenuto a conservare per un anno una copia, preferibilmente in forma dematerializzata. Tra le incertezze emerse, invece, spunta il

"riferimento all’attribuzione alla Repubblica del compito di promuovere e sostenere i videogiochi come mezzo di espressione artistica, di educazione culturale e di comunicazione sociale", e il "riferimento all’inquadramento lavorativo, attraverso contratti di lavoro subordinato, parasubordinato, autonomo o occasionale, anche per i possibili giocatori e operatori minorenni".

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