Festa del papà: Joel Miller è l’esempio di un padre (im)perfetto

Cinicamente spietato di fronte ad ogni ostacolo, “torna” ad essere umano solo con la possibilità di salvare l'unica vita per lui ancora preziosa

CREDITI: Dreamstime

Contrabbandiere, uomo, antieroe ma soprattutto padre: stiamo parlando di Joel Miller, entrato nei cuori di tutti giocatori per la prima volta nel 2013 come co-protagonista di The Last of Us, il noto videogioco ideato da Neil Druckmann di Naughty Dog. Ad aumentarne la popolarità ci ha pensato anche l'omonima serie HBO, dove a dare vita al complesso personaggio troviamo Pedro Pascal, l’attore cileno naturalizzato statunitense dalla performance tanto cinica quanto toccante e acclamata. La crescita del delicato rapporto “padre-figlia” tra Joel ed Ellie (interpretata, nella serie, da Bella Ramsey) ha appassionato milioni di spettatori che non conoscevano il videogame. Come sappiamo, le riprese della seconda stagione di The Last of Us sono attualmente in corso e, purtroppo, un indizio trapelato dal set ci condurrebbe proprio verso una delle scene più temute da tutti coloro che, invece, il videogioco lo conoscono. Senza perderci d’animo, approfittiamo di questa giornata per celebrare la figura paterna di Joel, riscoprendo tutti gli ultimi aggiornamenti sulla produzione di The Last of Us 2. Non è detto, infatti, che la seconda stagione della serie HBO non cambi il destino del papà più amato di tutti i videogiochi.

Chi è Joel Miller: un antieroe tanto amato quanto spietato

L’antieroe ha ricevuto diverse definizioni del corso degli ultimi anni, tra cui quella della studiosa di televisione Amanda Lotz che sostiene come “l'antieroe sia un protagonista imperfetto più o meno cattivo secondo le norme sociali e legali dominanti e generalmente un criminale”. Si tratta, ovvero, di quei personaggi che hanno raggiunto nuove fisionomie nella storia della narrativa contemporanea. Protagonisti con cui si arriva ad empatizzare nonostante siano moralmente imperfetti. Si pensi, su tutti, a Walter White di Breaking Bad (“L'ho fatto per me, mi piaceva farlo", ammetterà lui stesso alla fine).

 

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Torniamo a The Last of Us. Di fronte all'epidemia scatenata dalla mutazione del fungo Cordyceps (affrontata in maniera differente tra videogioco e serie), milioni di persone si tramutano improvvisamente in creature infette e aggressive. Joel non risponde alla catastrofe apocalittica come un eroe integerrimo; anzi, le sue attenzioni sono cinicamente riservate solo al fratello Tommy e alla figlia Sarah. Neanche la dolorosa scomparsa di quest’ultima risveglierà in Joel un senso di unione o consapevolezza. Al contrario, la perdita della figlia accenderà in lui un’ancor più cinica, spietata e feroce lucidità.

 

Con un salto in avanti al 2033 (al 2023, per lo show HBO), ritroviamo un Joel che ha voltato le spalle al resto del mondo, diventando un impietoso contrabbandiere nell’area di quarantena di Boston, sorvegliata da una dittatura militare. Come alleati, accetta soltanto il fratello, che però ha lasciato la città, e Tess, “socia” in affari di sopravvivenza. Tutto questo fino a che Ellie non entrerà a far parte della sua vita.

Il lato umano: un padre disposto a tutto

Una cosa l'ho capita: dal passato non si scappa”, afferma il medesimo Joel. E infatti, vent’anni dopo la perdita della figlia Sarah, il destino conduce tra le braccia del violento contrabbandiere una nuova vita umana. Questa volta, però, non si tratta di un’amata figlia da proteggere a tutti i costi, bensì di un “pacco” da consegnare a ovest del Paese, in un viaggio dalle sorti infauste. Ellie è infatti una ragazzina inspiegabilmente immune al Cordyceps, attesa per questo motivo in un centro operativo che intende trovare un vaccino all’epidemia. E quando Tess viene contagiata, Joel si trova nuovamente solo. Spetterà a lui soltanto completare la missione.

 

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Come le più grandi narrazioni cinematografiche o videoludiche ci insegnano, il viaggio on-the-road condiviso da due personaggi diametralmente opposti non è mai soltanto geografico, ma anche emotivo. Il legame sempre più stretto tra i due permetterà a Joel di ritrovare quel prezioso lato umano che sembrava aver irreversibilmente perso tanti anni prima con la scomparsa della figlia Sarah.

 

Da cinico istinto di sopravvivenza, la sua ferocia si trasforma allora in un moto disposto a tutto pur di proteggerla. La ragionevolezza, infatti, lascia presto il posto all’affetto paterno che la piccola Ellie è stata in grado di risvegliare in lui. Il resto è storia: se per trovare la cura Ellie deve morire, a Joel non resta che salvarla uccidendo tutti i testimoni dell’azienda ospedaliera attraverso un’ultima sequenza finale tanto toccante quanto spietata.

La seconda stagione di The Last of Us cambierà il destino di Joel?

Attenzione spoiler

 

Un post diffuso dall’account The Last of Us News mostra, tra le immagini del set della seconda stagione, anche uno chalet situato vicino a dei campi da golf. La location, sicuramente familiare a tutti quelli che hanno giocato a The Last of Us, fa pensare che la produzione stia preparando il set per il destino di Joel. Non menzioniamo altro.

 

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Dall'altra parte lo showrunner di The Last of Us, Craig Mazin, ne ha approfittato per rispondere alle teorie più popolari che circolano in merito alla seconda stagione. Durante una recente apparizione sul podcast Scriptnotes, il produttore ha dichiarato quanto segue:

 

"Ho monitorato un po' la situazione su Internet, le persone sono molto intelligenti, a loro piace vedere dove stiamo girando e poi hanno tutte queste brillanti teorie su cosa significhi. Vorrei poter abbracciare ciascuno di loro uno di loro e dire: ‘No’. La maggior parte delle teorie sono sbagliate, alcune sono corrette a metà, alcune congetture sono corrette al 28%. Ma mi piace tutto, mi piace l'interesse, è divertente”

 

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La serie TV metterà in scena una delle sequenze più controverse del gioco? C’è ancora una speranza per il nostro anti-eroe? Soltanto il tempo potrà darci una risposta. Nel frattempo, non resta che augurare una buona festa del papà a Joel.

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