Videogiochi sostenibili: in che modo i Game Designer rappresentano l’impatto del cambiamento climatico

Da Terra Nil a Cities: Skylines fino a Civilization: quali sono i videogiochi che includono un messaggio ambientale (e perché non vengono sempre apprezzati)

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CREDITI: Dreamstime

Il Game Designer Sam Alfred è consapevole della sfida che uno sviluppatore deve affrontare nel tentativo di costruire un videogioco che abbia al centro il cambiamento climatico. Dopotutto, gli elenchi dei giochi più venduti sono pieni di titoli che spingono alla distruzione e alla violenza piuttosto che al rispetto costruttivo nei confronti dell'ambiente. Eppure Terra Nil, un videogioco di strategia progettato proprio da Alfred e pubblicato nel marzo dello scorso anno, mette gli utenti al comando della ricostruzione degli ecosistemi e da allora ha attirato oltre 300.000 giocatori nel mondo, secondo l'editore Devolver Digital. E non è l'unico.

Terra Nil: un videogioco che punta sulla ricostruzione dell'ecosistema

Terra Nil è stato sviluppato da un team di tre persone: il già citato Sam Alfred, Jonathan Hau-Yoon e Jarred Lunt, presso lo studio sudafricano Free Lives utilizzando il motore di gioco Unity. Se i classici giochi di costruzione delle città hanno un gameplay che si concentra sulla collocazione degli edifici, Terra Nil si presenta come l'esatto opposto, dal momento che si focalizza sulla ricostruzione dell'ecosistema. Piuttosto che promuovere il consumo di risorse per espandersi, il gioco cerca dunque di ripristinare la natura piuttosto che sfruttarla.

 

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"Ho perso il conto di quante persone hanno respinto il gioco o lo hanno preso in giro, a causa della sua natura, perché non è un gioco che consiste nello sparare alla gente o nell'espansionismo sfrenato", ha raccontato il game designer Sam Alfred, aggiungendo quanto segue:

 

"L'ambiente era il fulcro del gioco. L'unico obiettivo era quello di mostrare ai giocatori e agli altri sviluppatori di giochi e alle persone che è possibile costruire un gioco di strategia senza sfruttare l'ambiente"

 

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Fedele alla sua parola, il trentenne sudafricano ha chiesto ai giocatori di Terra Nil di aiutare a decontaminare le zone radioattive e a salvare la Grande Barriera Corallina, oltre ad altri compiti legati al clima.

Perché le estensioni "green" dei videogiochi non sempre vengono apprezzate 

Sam Alfred non è il primo designer a includere un messaggio ambientale nei propri giochi, né il primo a essere criticato per questo. Nel 2017, Cities: Skylines, un gioco di costruzione di città, ha introdotto l'estensione Green Cities, in cui i giocatori potevano creare la loro metropoli ideale tenendo conto dell'inquinamento e della gestione ambientale. A questo proposito Mariina Hallikainen, amministratore delegato di Colossal Order (lo studio finlandese dietro il gioco), ha dichiarato:

 

"Ricordo che l'estensione Green Cities è stata qualcosa che ha sorprendentemente polarizzato il pubblico. C'è stato un feedback sul fatto che stiamo rovinando il gioco facendo politica"

 

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E mentre il team ovviamente nega che ci sia un messaggio politico - sottolineando che i giocatori possono scegliere se rendere la loro città verde o meno - altri studi di sviluppo, per fortuna, non si sono fatti scoraggiare dall'inserire temi ambientali nei loro giochi. Si pensi per esempio al papà di tutti i giochi di strategia, Civilization, che ha incluso il cambiamento climatico in un'espansione della sua sesta edizione nel 2019.

Sempre più attivisti considerano i giocatori come potenziale pubblico d'ascolto

Con una stima di tre miliardi di persone che giocano ai videogiochi almeno una volta all'anno, gli attivisti per il clima stanno puntando da tempo su di loro come potenziale pubblico. Persino le Nazioni Unite si sono cimentate nella creazione di un gioco sul clima: si chiama Mission 1.5 e, a detta loro, avrebbe raggiunto più di sei milioni di persone.

 

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Anche la Game Developers Association (IGDA), nel 2019, ha deciso di formare un ramo dedicato unicamente al clima. "Avete un superpotere: siete creatori di videogiochi", ha detto l'anno scorso alla conferenza Arnaud Fayolle, direttore artistico dell'editore Ubisoft e promotore del suddetto ramo dell'IGDA. Aggiungendo:

 

"Potete parlare a tre miliardi di giocatori in tutto il pianeta che già si fidano di ciò che avete da dire, potete insegnare problemi complessi in modo divertente e coinvolgente che le scuole non potranno mai eguagliare"

 

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La sezione IGDA, ad oggi, riunisce quasi 1.500 professionisti del settore, professori universitari e specialisti di ecologia e clima, che condividono le loro competenze per infondere nei videogiochi le questioni climatiche e incoraggiare i giocatori a impegnarsi. "L'idea è quella di generare un impatto culturale positivo attraverso l'estetica, la narrazione, le meccaniche di gioco e la tecnologia", ha dichiarato Fayolle.

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