The Finals: concentrato di adrenalina

Dopo un paio di giorni finalmente siamo pronti a portarvi con noi nell'adrenalinico fps che sta sconvolgendo il mondo del gaming e di twitch

Di sparatutto frenetici ne sono usciti parecchi negli ultimi anni, ma The Finals sembra avere qualcosa in più una marcia che gli altri non hanno avuto, oggi andremo ad osservare più nel dettaglio però la formula che sta portando in auge un gioco come questo spianando la strada ad un possibile ambiente esportivo.

Semplice è sempre meglio

Una delle parole chiave alla base del gioco sviluppato da  Embark Studios, è semplicità ed immediatezza, si lo sappiamo a guardare una partita di The finals è difficile comprendere realmente fino in fondo ciò che sta succedendo, ma vi garantiamo che alla base della formula tutto si svolge su concetti davvero semplicissimi.

 

Partiamo dalle classi, in The Finals, uno dei concetti principali del gameplay è la categorizzazione in classi che vanno dal più semplice leggero, molto danno e poca vita, passando per il medio che risulta essere un opzione molto neutra su cui non ci siamo trovati benissimo anche perchè dovrebbe essere il giocatore di supporto per i leggeri ed i pesanti, proprio questi ultimi sono i Tank della situazione, esplosivi armi d'alto potenziale di fuoco di soppressione e pochissima mobilità.

 

Per ciascuna delle tre classi sopracitate ovviamente potremmo andare a creare dei kit plasmandoli a nostro piacimento acquistando nuove armi, nuovi gadget secondari e nuove abilità, per quanto riguarda la nostra prova su un paio di giorni non abbiamo riscontrato ci fossero armi più o meno forti, anche perchè come vedremo dopo durante i gunfight a far da padrona alla scena vi sarà il movimento e non tanto l'arma che avrete in mano.

 

Come in Bad company 2 ma più in grande

Per i vecchi fan della saga targata DICE, Bad Company 2 è stato un capostipite generazionale non solo in termini di gameplay ma anche in termini di novità portate su una scena troppo stantia in cui vi trovavano spazio i due capisaldi, Call of Duty ed Halo a spartirsi il mercato. The Finals cerca di fare ciò che fece Bad Company 2 all'epoca, la distruttibilità ambientale che all'epoca le prime versioni di frostbite metteva a disposizione sembravano fantascientifiche, oggi su The Finals troviamo ambienti completamente distruttibili, i quali ci trasmettono poca sicurezza e ci mettono sempre la pulce nell'orecchio sul non restare mai fermi.

 

Proprio in termini di gameplay frenetico, il modello da cui prende spunto The Finals ci ricorda un po' qualcosa di veramente molto peculiare, che in molti di voi probabilmente non ricordano, ma stiamo parlando di Hyper Escape, il buco nell'acqua targato Ubisoft per quanto riguarda i Battle royale che cavalcavano l'onda dell'entusiasmo dettato dal successo di Apex Legends, certo dimenticatevi i mal di testa delle troppe fonti di luce e azioni a schermo di quel battle royale, ma tenete a mente la velocità delle azioni e soprattutto anche il time to kill.

 

Le modalità di gioco sono veramente molto semplici, da comprendere alla base c'è la rincorsa ad un obbiettivo di denaro da raggiungere, una cifra che si potrà ottenere mediante diverse situazioni, come la conquista di obbiettivi sempre più succulenti, grazie ad una quantità sempre più elevata di verdoni negli obbiettivi man mano che il tempo scorre e mediante l'eliminazioni. Ricordatevi però di depositare sempre i vostri risparmi o rischierete di perdere un grosso jack pot a causa di un singolo errore.

 

In termini di gameplay, inoltre non possiamo non parlare dell'enorme skill richiesta ai player per imparare a muoversi nella mappa e nel comprendere quanto sia importante il non restare mai fermi e il costante movimento che vi può permettere di vincere anche i fight più ostici, con la skill più grande in termini meccanici richiesta ai player che quindi è il tracking, la capacità di seguire con il proprio mirino l'avversario senza mai perdere il focus.

 

Il tallone d'Achille

Il gioco si svolge su diverse modalità con alla base di tutte la raccolta di denaro, verremo inseriti in team da 3 e suddivisi su 4 squadre ben delineate, ecco già molti di voi potrebbero aver avvertito il problema, la necessità di giocare in squadre da tre e l'impossibilità nelle partite veloci di matchare attraverso la scelta di un ruolo fa si che le prime ore di gameplay fino alla conquista delle ranked sia un tripudio di stress. 

 

Nella nostra prova di The Finals, pur essendo un free to play anche piuttosto ben ottimizzato non abbiamo voluto coinvolgere altri elementi per la nostra prova sul campo e abbiamo provato l'esperienza che in molti avrebbero affrontato, ovvero l'oblio del giocare in solo, non essere affiancati dai persone che si conoscono è una delle esperienze che meno vi consigliamo, The Finals racchiude nella cooperazione il suo essere, mostrando il fianco in maniera incredibile alla impossibilità ci verrebbe da dire, di poter giocare in solitaria poichè più e più volte ci siamo ritrovati a dover giocare con compagni, che come noi alle prime armi, non sapevano ciò che dovevano fare e non riuscivano a coordinarsi finendo per capitombolare anche rovinosamente sotto i colpi di giocatori anche solo un minimo più coordinati che raggiungevano le cifre monstre in pochissimo tempo, rendendo l'esperienza di gioco davvero poco piacevole e a tratti frustrante.

 

La comunicazione attraverso la chat vocale, esclusa l'opzione di quella testuale, sembra essere un opzione che difficilmente viene percorsa da giocatori novizi e che si lanciano nelle mappe senza troppa cognizione di causa e con probabilmente solo la spensieratezza di voler godersi uno sparatutto super frenetico.

 

Scorci incredibili e buona varietà

Toccato il tasto dolente della produzione di The Finals, i ragazzi di Embark Studios, hanno voluto spingere tanto sull'aspetto estetico non solo dei personaggi davvero molto personalizzabili attraverso le solite skin in game con microtransazioni ad esse associate, ma anche al level desing e alla cura dei dettagli che ci vengono messi di fronte.

La caratterizzazione di ogni singola mappa è pazzesca, ci siamo ritrovati ad affrontare partite in moltissimi e diversissimi luoghi senza mai avere la percezione che vi fossero asset riutilizzati in maniera spasmodica, anzi c'è un ottimo alternarsi di ambienti urbani, casinò, uffici, grattaceli e tanto altro, non vi nascondiamo che poi il reale punto di forza del gioco come sottolineato sopra lo troviamo nell'estrema dinamicità degli ambienti, i quali una volta distrutti creando ambienti unici e situazioni di gameplay che cambiano ogni match.

 

Ultima menzione per la direzione artistica va sicuramente fatta per la gestione dell'illuminazione, il combattimento da dentro un edificio molto scuro verso un esterno a piena luce darà spazio a situazioni tattiche senza eguali.

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