Nerd Weekend: Atomic Heart, una bomba sovietica

Atomic Heart è un titolo gigantesco: accompagna Mundfish nella loro prima grande opera in grado di trasportarci in un immaginario unico nel suo genere

Nerd Weekend è la rubrica dei gamer per i gamer. Ogni settimana prenderemo in esame un videogioco nuovo o datato ma ancora reperibile, e vi narreremo per quale motivo dovreste spendere il vostro tempo libero a giocarci.  

Bioshock in salsa sovietica

Gli stessi sviluppatori più volte hanno preferito allontanarsi dal paragone con l'opera magna di Irrational games. Partire con il peso sulle spalle di dover essere il successore di questa serie avrebbe solo che aumentato la grande pressione dei programmatori alla loro prima uscita. Il team russo di Mundfish ha deciso di sviluppare per la propria prima opera, un titolo assolutamente interessante e dai tratti intriganti, arrivato sugli scaffali dello scorso febbraio 2023, il gioco ha conquistato fin da subito migliaia di appassionati del genere e permesso ai dev di comprendere meglio ciò che funziona divinamente e cosa invece andrebbe rivisto per futuri dlc o nuovi capitoli della saga.

 

Al termine della seconda guerra mondiale, la Russia sovietica si impone come super potenza, surclassando gli acerrimi nemici degli Stati Uniti ed ottenendo uno sviluppo tecnologico che farebbe impallidire quello odierno. La robotica è ormai parte integrante della società sovietica

 

Pur essendo un titolo russo, Atomic Heart non vuole millantare e non fa propaganda politica, ma anzi, disegna un mondo distopico in cui i robot sono diventati in grado di sopperire a qual si voglia tipo di lavoro fatto dall'uomo e la società vive in una tranquillità disarmante. Come spesso capita quando si parla di robot, ma soprattutto di robot che coprono funzioni umane e che ci devono assomigliare nell'aspetto, si sfocia nell'inquietante: una sensazione primordiale derivata dal fatto che quello che ci viene posto difronte, ha delle sembianze umane molto distinte, ma comprendiamo non essere umano e questo non ci tranquillizza ma inquieta l'animo.

 

La società di Atomic Heart è una visione utopistica del comunismo, che vede all'interno di una società così avanzata con strutture imponenti di leader politici, parate militari e slogan accattivanti sembra assomigliare sempre più ad una visione capitalistica delle cose. 

 

L'agente p-3, protagonista dell'avventura di Atomic Heart è forse un po' il tallone d'Achille della produzione targata Mundfish, purtroppo il nostro protagonista si ritrova a tratti ad essere troppo delineato come John McClane della situazione risultando poco centrato con il contesto sovietico e di un devoto membro del partito: le sue battute e il suo modo di reagire di fronte al complotto che sta distruggendo la società, ci ha riportato troppo in Die Hard e per questo vogliamo segnalarvelo, perchè se fosse stata una produzione a stelle e strisce avremmo potuto concepirlo tranquillamente, ma venendo dalla fredda Russia ci aspettava qualcosa di più caratterizzato e forse un po' stereotipato per allontanarsi dal super protagonista di Hollywood anni 90.

Il gameplay un ottimo punto di partenza

Per quanto riguarda il gameplay, i ragazzi di Mundfish, pur non essendo una casa di sviluppo che sforna tripla A a ripetizione è riuscita a realizzare la sua prima grande opera, creando un primo punto di partenza importante per il futuro della serie: le fasi di combattimento sono ben azzeccate, alternandosi tra shooting e fasi corpo a corpo con armi bianche, che ci hanno riportato momentaneamente sulle calde spiagge del primo Dead Island per il tipo di feedback che riceviamo in seguito ai fendenti che colpiscono gli avversari. 

 

Il gioco di Mundfish, si sviluppa come un open world in grado di farci esplorare buone mappe e condurci verso una panoramica migliore su ciò che il mondo è diventato in questa esperienza retro-futuristica. Uno degli elementi, che più ha fatto accostare l'opera di Atomic Heart a quella di Bioshock è la presenza di "super poteri" i quali non vengono dati al protagonista attraverso ricombinazioni del nostro patrimonio genetico, ma sfruttando la componente da cyborg, che ci permette di aggiornarci andando ad avere la possibilità di alternare alle nostre bocche da fuoco più classiche, super poteri come: telecinesi e la possibilità di creare del ghiaccio, per variare le situazioni di combattimento.  

 

 

Il ritmo di gioco subisce una forte sterzata man mano che avanzeremo nel gioco, se in un primo momento l'avventura andrà quasi ad evidenziare le ambientazioni e la potenza dei singoli avversari che ci troveremo sulla strada, non facendoci sentire troppo la penuria di munizioni costante che ci accompagnerà nell'avventura, verso la fase conclusiva il gioco ci metterà più a dura prova con nemici in arrivo ad ondate, non lasciandoci più il tempo di riflettere su come affrontare il fight ed anzi verremo quasi sopraffatti dalla forza nemica sempre in maggior numero.

 

 

Le bocche da fuoco sopracitate, non brillano per unicità come ci si poteva aspettare, ma verrà permesso al giocatore di poter ottenere potenziamenti per esse ottenibili ad una cabina preposta per tale funzione, fidatevi se vi diciamo che Nora la cabina dei potenziamenti è un personaggio secondario, che per un momento ci ha fatto andare avanti nel futuro fino ai tempi di Futurama e vi garantiamo che vi saprà strappare un sorriso, mentre andrete a potenziare sempre più i vostri strumenti di morte mediante la raccolta di materiali in seguito ai fight  con gli automi.

Il level design e il comparto audio

Per quanto riguarda il level design, dobbiamo ammetterlo, noi di libero abbiamo un debole per lo stile retro futuristico, mostrato anche in altre produzioni come quello di Fallout, ma in questo caso il lavoro di Mundfish è stato egregio, soprattutto per una prima opera di queste dimensioni, il mondo è molto credibile e tutto sembra dipingere una pagina di storia credibile, che ci trasporta in una società che ci ha catturato e per quanto in alcuni casi ci è capitato di trovare ambientazioni poco ispirate per alcuni ambienti interni delle basi militari ( sono basi militari oltre il cemento armato è difficile trovare) il gioco non perde mai la sua brillantezza da "è troppo bello per essere vero". Quando Atomic Heart ha visto la luce erano presenti alcuni piccoli bug, che però nel giro di qualche aggiornamento sono spariti, ma ci saremmo sentiti comunque in grado di perdonare i giovani sviluppatori per piccole sbavature.

 

Il comporto audio è forse l'unica cosa davvero non riuscita della produzione, certo l'ambientazione retro futuristica da tante licenze in termini di  musica che può essere accompagnata a fasi esplorative e non, ma la nostra sensazione dopo la ventina di ore richieste per arrivare alla fine è che ci sarebbe piaciuto di più un accompagnamento più "sovietico" durante la nostra avventura.

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