Nerd Weekend: Gears of War uno sparatutto dimenticato

Afferra il tuo fucile Lancer e immergiti nell'epica battaglia: Gear of War ti attende con il suo mix esplosivo di azione frenetica e trama avvincente.

Se stavate pensando di trascorrere un weekend all'insegna del gaming, chiusi a riccio sulla vostra sedia, immersi nel torpore di una bevanda calda e avvolti da una coperta avvolgente, ma non sapevate a cosa giocare, beh, questo articolo fa al caso vostro: "Nerd Weekend" è la rubrica dei gamer per i gamer. Ogni settimana prenderemo in esame un videogioco, che sia appena uscito o anche pubblicato 10 anni fa ma ancora reperibile, e vi racconteremo perché dovreste dedicare il vostro tempo libero a giocarci.

Un'incredibile storia di sfondo 

C'era un periodo nel lontano 2006 in cui Call of Duty: Modern Warfare e Battlefield: Bad Company esistevano solo come idee nelle menti dei loro sviluppatori. Tuttavia, c'era un altro re indiscusso del mondo degli sparatutto: Gears of War, un gioco in terza persona (TPS) che segnò un'epoca e rivoluzionò il concetto di gioco e di multiplayer competitivo.

 

La serie Gears of War è ambientata sul pianeta Sera, ispirato alla Terra, dove l'umanità è divisa in fazioni e a causa di millenni di guerre è giunta più volte sull'orlo dell'estinzione. A questa fase ha fatto seguito un'epoca di pace e di sviluppo tecnologico durante la quale viene scoperto l'Imulsion, una nuova fonte naturale di energia.
 

Questa scoperta risolve nell'immediato l'emergenza energetica, ma nel corso degli anni crea una sempre maggiore disparità economica tra le nazioni che hanno accesso diretto all'Imulsion, che prosperano, e quelle che devono importarla, che entrano nuovamente in crisi. Gli abitanti di Sera si dividono in due fazioni: la Coalizione dei Governi Organizzati (COG) e l'Unione delle Repubbliche Indipendenti (UIR). Successivamente, le fazioni entrano in guerra, denominata Guerre Pendulum.

 

L'UIR sviluppa il "Martello dell'Alba", un sistema di satelliti capace di proiettare raggi laser estremamente precisi. Una squadra speciale del COG, guidata da Marcus Fenix, riesce ad impossessarsi degli schemi del "Martello dell'Alba" e a lanciare un attacco su una base navale dell'UIR. Quest'ultima, sperimentando direttamente la devastazione causata dall'arma orbitale, si arrende e firma un armistizio con il COG.

 

Alcune settimane dopo l'armistizio, l'umanità viene attaccata dall'Orda delle Locuste, una razza che fino al Giorno dell'Emersione viveva nelle profondità di Sera. In un solo giorno, l'Orda elimina il 25% della popolazione e sopraffà le forze di COG e UIR, già provate dalle guerre precedenti. Il COG si ritira sull'Altopiano Jacinto e bombarda le città occupate dall'Orda.

 

Cinque anni dopo il Giorno dell'Emersione, le Locuste riescono ad occupare anche le città di Jacinto e, dopo altri cinque anni, catturano la capitale Ephyra. Durante gli scontri, Marcus Fenix cerca di salvare il padre Adam prendendo il comando di una missione non autorizzata, la quale fallirà e porterà all'incarceramento a vita di Marcus. A causa delle ingenti perdite dovute alla guerra, il governo si trova costretto ad arruolare anche infermi, giovani e soprattutto i prigionieri. È da qui che inizia l'avventura narrata in Gears of War.

Un gameplay bello ancora oggi

Uno dei punti di forza che all'epoca esprimeva Gears of War era il suo gameplay, dissonante dal solito FPS come tanti ma neanche da classico TPS, in quanto la scelta di Epic games ricadde su una visuale unica che divenne la firma inconfondibile della genuinità del proprio lavoro.

 

A livello di "Gun" play il gioco presentava una buona varietà di bocche da fuoco uniche nel loro genere, con il fucile d'assalto Lancer che ancora oggi è l'emblema dell'opera di Epic. Va detto che all'epoca, utilizzare il martello dell'alba per friggere qualche locusta, allietava i nostri pomeriggi spensierati e ancora oggi non delude il feedback che restituisce.

L'aspetto più dirompente di Gears of War, sia all'epoca che attualmente, è senza dubbio quello visivo. Nessun gioco fino ad allora aveva raggiunto il livello di dettaglio grafico proposto dagli artisti di Epic Games, che hanno messo a dura prova l'allora motore di gioco Unreal Engine 3. Vale la pena notare quanto questo motore sia stato ampiamente utilizzato e aggiornato nel corso degli anni, arrivando ora alla sua quinta iterazione. Gli esiti grafici del gioco sbaragliano tutte le produzioni uscite su Xbox 360 fino a quel momento.
Le rovine delle città di Gears of War, come Jacinto ed altre, sono spettacolari. All'interno, gli ambienti sono dettagliatamente curati, con texture che ricoprono i fondali fino nei minimi particolari, un risultato pazzesco considerando il periodo in cui è stato sviluppato il gioco.

Il multiplayer PvPvE

Uno dei punti di forza della produzione di casa Epic sia all'epoca che attualmente è l'ottimo comparto multiplayer del gioco. Quest'ultimo si distinse all'epoca non solo per la componente cooperativa, che permette di affrontare tutta l'avventura in cooperativa nei panni di Marcus e Dom, stravolgendo un po' ciò che si poteva vivere in singolo. La modalità cooperativa più apprezzata è senza ombra di dubbio quella Orda, la quale fece da precursore alla apprezzatissima modalità zombie di Call of Duty.

 

All'epoca, la modalità Versus online era quella che trainava di gran lunga l'opera di Epic Games. Con 10 mappe di base e diverse modalità tra cui scegliere, dal Team Deathmatch classico, con due squadre da 4 persone, al King of the Hill, modalità super apprezzata e che oggi giorno ha subito tante variazioni nel nome, anche se sostanzialmente è un cattura e mantieni il punto che si sposta in punti predefiniti. Un'altra modalità molto gradita fu sicuramente quella di Assassino, in cui le due squadre si ritrovavano ad avere un membro da difendere.

 

Uno degli aneddoti più interessanti riguardo a Gears of War, legati alla community italiana, è che all'epoca, in uno dei team italiani più forti a livello competitivo, vi erano due giocatori che oggi sono cambiati molto. Stiamo parlando dei fratelli Alessandrini, i cui attuali nickname sono Jok3r e Cicciogamer89.

 

Qualcuno potrebbe chiedersi come mai un gioco in grado di segnare un'epoca sia poi finito nel dimenticatoio, diventando l'ombra di sé stesso oggigiorno con gli ultimi due capitoli passati molto in sordina. La risposta, purtroppo, non è riconducibile a un solo fattore. Sebbene l'uscita di scena di Epic Games dal terzo capitolo in avanti possa aver contribuito, c'è anche da considerare che il mercato dei videogiochi apprezza sempre meno gli sparatutto. Il nostro consiglio è quello di giocare la remastered del primo capitolo e godervi a pieno questa perla ormai dimenticata.

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